a cura di Sergio Troisi
Fondazione Sicilia, Pinacoteca di Villa Zito, Palermo 2018

Bel vedere é in primo luogo una riflessione sul paesagglo, su quello a noi contemporaneo e su quello della memoria, storica e iconografica. Autore da sempre attento all’indagine dei valori formali e antropici del paesaggio, Sandro Scalia (Ragusa, 1959) elabora una complessa quanto dissimulata strategia di sguardi: inquadrature spesso frontali, come a dichiarare la neutralità obiettiva dell’approccio visivo, una corrispondente (e apparente) semplicità dei piani della composizione, una modalità di costruzione dell’immagine tendente a decantare, nel dato percettivo che la ripresa fotografica porta con sé, ogni possibile gerarchia narrativa e ogni evidenza drammatica. Già nella serie con gii animali tassidermizzati – uccelli, lepri, zebre, cervi – esposti nelle vetrine dei musei e dei gabinetti di scienze, si avverte tuttavia che in queste immagini la relazione tra natura e artificio è ambigua, in bilico, e che il confine tra i due termini è mobile e reversibile.
Lo stesso avviene per le foto di paesaggio: Scalia adotta di frequente modalità di impaginazione che riprendono i modi canonici della pittura di veduta cosi come si è andata configurando in particolare dalla metà del Settecento, utilizzando, come a rimarcare questa eredità, un formato panoramico (Coffe House, Giuseppe Venanzio Maruglia, Villa Belmonte, Palermo, 2018, ugualmente, per altre fotografie dedicate invece ai boschi delle Madonie ma anche a parchi urbani (Parco di Potsdam, Berlino, 2016) la messa a fuoco lenticolare di alcuni dettagli e la lieve sfocatura di altri piani sembrano riprendere una tecnica già propria di alcuni artisti dell’Ottocento, e di Lojacono in particolare. La ricerca sul paesaggio, che Scalia conduce da circa vent’anni, assume cosi i carattere di una indagine sulla costruzione, mentale e culturale, di un genere il paesaggio appunto – centrale nella civiltà occidentale delle immagini cosi come si è costituita nel corso almeno degli ultimi tre secoli.
Ma in Bel vedere, nel percorso all’inteno della Pinacoteca della Fondazione Sicilia e nel dialogo individuato con le opere nelle sale (per affinità compositive, per dettagli iconografici, per contrasto a cortocircuito immaginativo), tutto questo accoglie, come un mero dato percettivo delle cose intorno a noi, i segni di una antropizzazione senza controllo: l’edilizia sregolata delle periferie (Parco Cassarà, Palermo, 2014), le rovine di strutture industriali, il degrado di siti di rilevanza storica (Villa Merlo, Ficarazzi, 2006), e persino lo smagliante monocromo in grigio di una foresta si rivela (Polizzi Generosa. Incendio a Piano Noce, 2013) per un paesaggio di cenere appena ravvivato da un residuo di braci.
Sergio Troisi











































