Luna Park

Foro Italico, Palermo 2000

Nulla è più sconfortante di un parco dei divertimenti dismesso. Ora che la festa è finita, la musica è stata interrotta e le giostre hanno smesso di girare; ora che i nani, le ballerine. i giocolieri e i mangiafuoco sono andati via, e le luci sono state spente per sempre, non rimangono che le ferraglie accatastate, i labirinti delle carovane circensi svuotati di ogni umana presenza e le attrazioni di una volta lasciate ad arrugginire sotto la pioggia e la salsedine. Lo scenario è quello del vecchio Luna Park di Palermo, sul lungomare del Foro Italico, già smantellato da tempo eppure ancora vivo nei ricordi di molti cittadini: per tanti anni un’eccellente incompiuta, arenatasi sulla spiaggia come la carcassa fossile di un cambiamento possibile e mai pienamente realizzato.

Nella campagna fotografica realizzata da Sandro Scalia nel gennaio del 2000, colori saturi e brillanti indovinano ancora fra i rottami dei vecchi caroselli, tracce residue di più gloriosi passati: un’estetica pop che ha sperimentato sulla propria pelle gli effetti nefasti dell’obsolescenza del contemporaneo. Imposte sbarrate, botteghini sprangati, incanti d’infanzia spezzati ormai per sempre costellano il sogno di un universo ludico presto interrotto e bruscamente trasformato nel suo opposto speculare e contrario: incubo di sfacelo e terrorizzante dispersione, in cui la sagoma sinistra di un genio delle lampada ormai fuori uso incombeva fino a non troine, tempo fa, col suo ghigno sordo e beffardo, sui destini incerti di una città in ginocchio ai suoi piedi.

Davide Lacagnina